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Il Cassonetto 02/06/08
Non c’è nulla da fare: da nord a sud Italia il
cassonetto si trasforma sempre in una piccola discarica al punto che si può
affermare che il cassonetto stradale sia un produttore di rifiuto. Il motivo
non è così difficile da intuire: il cassonetto deresponsabilizza
l’utente perché aiuta a nascondere le prove e a mescolare la responsabilità.
Ognuno può pensare: «Non c’è ragione per stare attenti, tanto paghiamo sempre
la stessa bolletta! Anche se abbiamo a cuore l’ambiente, siamo subito scoraggiati
perché ci rendiamo conto di come si comportano i nostri vicini, che
abbandonano di tutto, senza riguardo».
Su questi concetti ha puntato Hera all’inizio
delle sue campagne pubblicitarie. L’immagine a sinistra è del 2003 (originale ).
Gli effetti si sono fatti sentire. Ora siamo al vertice tra le città d’Italia
dove si produce più rifiuto come confermato dal rapporta
APAT .
Oltre a questo si può aggiungere che con la
raccolta differenziata stradale, la qualità del materiale raccolto è di
qualità inferiore per cui le aziende di filiera del circuito CONAI , sono costrette a maggiori
scarti. Questo si riflette nel corrispettivo che le stesse riconoscono per il
materiale consegnato, rendendo il cassonetto meno competitivo dal punto di
vista economico. Per fare un esempio intuitivo, prendiamo i corrispettivi Corepla .
Fino al 6% di sacchetti, polistirolo e film trovati in mezzo a bottiglie e
flaconi, consegnare la plastica rende
240€/tonnellata oltre il 6% si scende a 170€/tonnellata. Fate mente locale e
giudicate da soli se nella campana della plastica trovate pochi o molti
sacchetti e/o polistirolo.
La raccolta stradale dei rifiuti “a cassonetti e campane”,
ha dei limiti di efficacia non
superabili.
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