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Inceneritore                                            25/06/08

 

Un inceneritore brucia i rifiuti. Le macchine più diffuse sono a griglia mobile. Uno schema della struttura interna si può vedere in questa animazione di greenpeace. L’inceneritore per rifiuti urbani di Ravenna brucia CDR, che è una selezione meccanica del rifiuto indifferenziato. Per inciso, sono attivi altri due inceneritori nel centro ecologico di via Baiona  che bruciano rifiuti speciali. Un impianto leggermente più grande e recente del nostro, è presente a Taranto ed è realizzato dalla Marcegalia Spa (qui ne possiamo vedere la brochure  pubblicitaria).

 

Come tutti sappiamo le polemiche su questi impianti sono quanto mai accese e le  informazioni presenti sui mass media sono controverse. Abbiamo selezionato questo servizio andato in onda il 7 gennaio 2007 nell’edizione della notte del TG3, perché tra tutte le fonti di informazione istituzionali, è la più imparziale che abbiamo potuto ascoltare.

 

I motivi per opporsi all’incenerimento li possiamo elencare in questi nove punti:

1)     Presentano costi elevatissimi di esercizio (120-160€/tonne).

2)    Sono costosi e complessi da costruire.

3)    Non si possono arrestare. Devono bruciare sempre la stessa quantità di rifiuto per cui sono stati progettati.

4)    I rifiuti non spariscono, sono ridotti in volume dell’80% e trasformati in ceneri tossiche che necessitano di discariche.

5)    Il residuo dei filtri, per quanto limitato, è tossicissimo.

6)    Emettono molta anidride carbonica.

7)    Emettono in aria sostanze tossiche bio accumulabili e indistruttibili. In breve sono dannosi per la salute.

8)    Recuperano pochissima energia.

9)    L’energia dai rifiuti non è rinnovabile perché derivata soprattutto da plastica e carta.

 

L’elenco è corposo e buon senso vorrebbe che si utilizzassero altre modi per trattare i rifiuti. Viene da chiedersi: perché in Italia sono tanto promossi? Vedendola dalla parte di chi questi impianti li costruisce la risposta è facile: con gli incentivi CIP6 trasformano il punto 1) da un costo a un profitto, i punti da 2) a 5) creano un giro di affari stabile perchè richiedono molti impianti e poca mano d’opera, il punto 6) in Italia non è tassato, i punti da 7) a 9), per il momento, non presentano un costo monetario per l’azienda, sono costi che vengono sostenuti dallo stato sociale; in gergo “esternalizzazione delle perdite”.

 

Per il cittadino l’inceneritore è un costo, una perdita di salute, una perdita di territorio e di risorse primarie come il clima. Esistono delle alternative che devono essere preferite.

 

In USA, dove il mercato impone regole ferree e nessuno ha pensato di speculare sulla salute della propria gente, l’incenerimento dal 1982 al 1998 ha subito una drastica riduzione  come vediamo in questo grafico: