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Recupero energia                                       07/06/08

 

Questo è l’intervento di Andrea Masullo (responsabile energia WWF) sul recupero di energia da parte degli inceneritori.

 

Il termine termovalorizzatore è un’invenzione italiana. La frase che tutto il mondo usa per indicare questi impianti è inceneritore con recupero di energia (waste to energy incinerator). Questa frase fa comprendere come il recupero in energia elettrica sia un elemento aggiuntivo, oltre a ricordarci che il rifiuto non sparisce ma si trasforma in cenere e anidride carbonica. Noi preferiamo usare il più sobrio termine: inceneritore.

 

La quantità effettiva di energia elettrica che si recupera con un inceneritore può raggiungere l’11% per gli impianti di ultima generazione (con l’inceneritore di Ravenna circa la metà di questo valore: 5.5%). Il restante 89% è disperso. Per fare un confronto, una centrale elettrica turbogas come quella presente a Marina di Ravenna, trasforma metano in energia elettrica con un rendimento che si aggira tra il 50 e il 60%. Se volessimo essere sintetici e precisi, potremmo più giustamente dire che un inceneritore è un dissipatore di energia.

 

 

L’energia spesa per costruire il bene è recuperata soprattutto con il riuso e secondariamente con il riciclo del bene prodotto. L’inceneritore ne recupera una parte minima.

 

Per il calcolo sopra esposto prendiamo a riferimento un ipotetico inceneritore di ultima generazione con rendimento termoelettrico del 26%. In realtà gli inceneritori esistenti hanno rendimenti che non arrivano al 18% (10% di media) come mostra il rapporto CEWEP 2006 .